Amanita eliae  
A.M.B. Associazione Micologica Bresadola - a cura del Gruppo " G. Ceriani di Saronno"
Amanita eliae, frutto prezioso dei nostri boschi
- Fragile e ricca di decorazioni
- Rara e poco conosciuta
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Quando il tepore della primavera inoltrata ci invita a entrare nei boschi per un primo sopraluogo, ben nascosta tra le foglie, normalmente sotto quercia, si può incontrare l’ Amanita eliae, una specie dalla vita effimera come quella di una farfalla, da non portare a cena, ma con la quale vale la pena darsi appuntamento ogni anno nel bosco perché bellissima, e perché segnale inequivocabile che la stagione micologica all’interno del bosco sta veramente per cominciare.

 
 

Amanita eliae al Parco delle Groane nel territorio di Misinto

 
  • Nome scientifico:               Amanita eliae

  • Classe:                                  Basidiomycetes

  • Ordine:                                  Agaricales

  • Famiglia:                              Amanitaceae

  • Genere:                                 Amanita

  • Specie:                                  eliae (in onore del grande micologo svedese Elias Fries)

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  • Cappello:                             fino a 10 cm di diametro, di colore variabile dal bianco alutaceo fino al crosta di pane, più scuro al centro, con margine striato; talvolta ornato da squame fioccose residuo del velo generale.

  • Lamelle:                               bianche, spesse, fitte, libere al gambo.

  • Gambo:                                cilindrico, lungo, interamente fioccoso-squamuloso, nella parte alta con un delicato bianco anello a gonnellino, e verso la base con residui dissociati del velo generale non formanti una vera e propria volva; profondamente infisso nel terreno, dove lascia sempre residui del velo generale.

  • Carne:                                   fragile, bianca, senza un sapore particolare.

  • Habitat:                               specie poco comune dei boschi di latifoglie, in particolare querce, che cresce per un breve periodo normalmente nella primavera inoltrata.

  • Commestibilità:  da considerarsi prudenzialmente non commestibile in quanto non si ha una sufficiente casistica sulla sua innocuità; inoltre per la sua rassomiglianza con la sospetta Amanita junquillea.

   
 

Amanita eliae al Parco delle Groane nel territorio di Misinto

 
 

Veramente un incontro interessante quello con l’Amanita eliae, quando si ha la fortuna di trovare per la prima volta esemplari belli e lussureggianti, e non si capisce immediatamente cosa si ha tra le mani, per il margine del cappello striato come in un’Amanita vaginata, al quale si contrappone, differentemente da quest’ultima, la presenza di un vero e proprio anello ben sviluppato sul gambo. Ma l’incontro con l’Amanita eliae non è mai banale anche negli anni successivi quando si torna puntuali all’appuntamento nel querceto: il bosco appare ancora semiaddormentato e, nel suo periodo, è spesso l’unico fungo con gambo e cappello degno di questo nome; ma non è facile trovarlo perché la sua crescita non è mai abbondante, sempre in esemplari isolati o in piccoli gruppi, perché il più delle volte è ben mimetizzato nel sottobosco nascosto tra le foglie, perché il suo periodo di crescita è brevissimo e la sua vita effimera come quella di una farfalla: un esemplare spuntato la mattina non vedrà il giorno successivo in buono stato. E per questo contribuiscono anche le lumache del bosco che ne sono ghiotte e spesso aggrediscono e divorano i carpofori di questo fungo quando ancora non sono emersi dallo strato di fogliame.

 
   
Fragile e ricca di decorazioni  
 

Per poter ammirare in tutta la sua bellezza questo fragilissimo fungo è indispensabile vederlo in habitat; e per poter catturare una bella immagine con tutte le sue caratteristiche decorazioni intatte, devono essere minime le manipolazioni durante la raccolta, particolarmente critica per il gambo profondamente infisso nel terreno.

Praticamente impossibile pensare di trasportarlo senza danneggiarlo sensibilmente, e godere della sua fragile bellezza è quindi cosa per pochi. 

Il micelio di Amanita eliae si sviluppa evidentemente in profondità nel suolo e il corpo fruttifero per emergere dal terreno e dallo spesso strato di foglie dilata moltissimo il gambo in lunghezza, un po’ come nel Phallus impudicus. La notevole conseguente riduzione del suo peso specifico lo fa diventare estremamente fragile.

Come in tutte la Amanite ci si deve attendere di trovare due veli, quello generale che racchiude completamente il fungo nel primo stadio dello sviluppo, e quello parziale che congiunge inizialmente il margine del cappello al gambo come protezione delle lamelle. Il velo generale non è membranoso, per cui non lascia una volva ben formata alla base del gambo, come in Amanita phalloides e in Amanita caesarea, ma è fioccoso-cotonoso e tende a dissociarsi lasciando residui disposti disordinatamente alla base del gambo e, talvolta, sulla superficie del cappello; mentre il velo parziale è più consistente e, all’apertura del cappello, origina un anello ben formato, se pur fragile, nella parte alta del gambo.

In funzione del colore del cappello, variabile dal bianco, all’alutaceo, fino a un deciso color crosta di pane, i micologi si sono sbizzarriti nel creare diverse forme di questa specie; tuttavia avendo la ventura di entrare nel bosco giusto al momento giusto, si può osservare come tale variabilità dipenda della quantità di luce in grado di raggiungere il cappello, principalmente in funzione di quanto il fungo sia riuscito ad emergere dal fogliame; un po’ come accade per i porcini che rinvenuti coperti da foglie o aghi, presentano il cappello ancora praticamente bianco, mentre quando completamente emersi dal substrato hanno cappello di un marrone più o meno scuro.

 
Rara e poco conosciuta  
 

L’Amanita eliae è considerata rara, ma una parte di questa fama deriva sicuramente, come spesso in questi casi, dalla sua crescita un po’ fuori stagione, cioè quando la maggior parte dei cercatori non ha ancora affilato le armi. Cercatori non certo invogliati a percorrere i boschi ancora privi dei migliori funghi mangerecci.

Tuttavia è possibile trovarla proprio nei "nostri" boschi, in particolare nei querceti del Parco delle Groane, motivo di grande orgoglio per il nostro Gruppo Micologico. 

Riguardo le caratteristiche di commestibilità, l’Amanita eliae è da considerasi tecnicamente “non commestibile in quanto di innocuità non comprovata”. In parole più semplici, non si hanno sufficienti prove che la si possa mangiare senza conseguenze negative per il nostro organismo. Ricordiamo che l’Amanita junquillea, la specie a lei più vicina, pur se molto più comune, solo recentemente ha rivelato la sua tossicità.

E in ogni caso la sua importanza alimentare sarebbe fortemente limitata dalla scarsa diffusione, dalla scarsa abbondanza nel breve periodo di crescita, oltre che dalla scarsa consistenza della carne. 

L’Amanita eliae va quindi cercata solo per godere della sua bellezza, come si fa con le farfalle.